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martedì 21 maggio 2019

Disturbo Bipolare: riconoscere i primi sintomi per gestire le fasi maniacali e depressive


Il disturbo bipolare, detto anche maniaco-depressivo, è caratterizzato da una alternanza di fasi maniacali e depressive, stati d'animo caratterizzati da un'euforia o una irritabilità sproporzionata rispetto agli eventi della vita quotidiana o da una depressione profonda. Fondamentale è intercettare le crisi al loro esordio per poter evitare una disregolazione grave ma come si fa riconoscere i primi segni premonitori? e come si può imparare a gestire lo stress e a autoregolare le proprie emozioni per prevenire l'insorgenza di un episodio maniacale o depressivo? E quali farmaci sono i più indicati abbinati ad una psicoterapia anche di gruppo e familiare per imparare a gestire il disturbo nel tempo? Lo abbiamo chiesto al Prof. Massimo Biondi, Direttore dell'Unità di Psichiatria e di Psicofarmacologia Clinica del Policlinico Umberto I di Roma che ci ha spiegato come, al pari di altre forme depressive, il disturbo bipolare ha una base biochimica importante, abbinata ad una psicosociale, tanto più che alcuni eventi stressanti della vita, come un lutto ad esempio, producono delle modificazioni a livello cerebrale delle sostanze che regolano l'umore e in chi è predisposto possono rappresentare dei triggers importanti. Un passaggio importante per il trattamento del disturbo bipolare è l'informazione sui sintomi d'esordio (mancanza di sonno, irritabilità, euforia...) che solitamente vanno a crescere nel giro di una o due settimane e per questo una psicoterapia dedicata, chiamata psicoinformazione fatta al paziente e alla sua famiglia può essere d'aiuto per imparare a riconoscere i segnali di rischio unitamente ad una terapia farmacologica che deve essere protratta nel tempo, ad un ritmo sonno veglia regolare... E per riuscire a convivere serenamente con un disturbo bipolare - come del resto molti artisti nel passato e contemporanei sono riusciti a fare - è anche fondamentale un buon rapporto medico paziente, quell'alleanza terapeutica fatta di ascolto e fiducia che metta il paziente in condizione di partecipare attivamente al proprio processo di cura (empowerment) e gli faccia sentire che il proprio medico è al suo fianco in ogni passaggio del delicato percorso di diagnosi e terapia.

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