jueves, 6 de diciembre de 2012

Cinema/Torino: centinaia di giovani per Ken Loach, 'leader' dei precari

(ASCA) - Torino, 6 dic - Ad accogliere il regista inglese Ken Loach per l'atteso incontro sul caso dei lavoratori della coop Rear al Museo del Cinema, a cui fa capo il Torino Film Festival, c'erano centinaia e centinaia di ragazzi, di lavoratori delle coop, di studenti, gli stessi che poco prima durante la manifestazione avevano srotolato sulla Mole lo striscione ''Bread and Roses, (il Pane e le rose)'' il titolo di un suo film, e anche una parte di operai che erano stati alla manifestazione Fiom. Insomma, il cinema Ambrosio era strapieno. E con la sua faccia sempre seria, Federico Altieri, il giovane che ha dato la stura al caso dei 5 licenziamenti della coop che svolge al Museo del cinema il servizio di accoglienza e di sicurezza, dice: ''Abbiamo alzato un velo di buio che durava sul museo del cinema da 12 anni''. Cosi' un cinema torinese diventa per un giorno il palcoscenico di una vicenda che e' molto di piu' di un caso isolato, diventa la voce di un malessere, quello del lavoro senza tutele, che percorre l'Italia da Sud a Nord. Loach esce dai suoi film, e piu' che un'icona, diventa il leader in carne ed ossa, colui grazie al quale questo precariato rimasto sempre sotto traccia riesce a farsi sentire e a chiedere un riscatto. I giovani dell'Ambrosio , dove viene anche proiettato il ''Pane e le rose'', che tratta di lavoro di precariato e di clandestinita', si specchiano nel film: sono i ''ragazzi di Loach''. Lui, il maestro inglese, definisce tutto questo un ''wonderful welcome'', un magnifico benvenuto. E quando prende la parola ai toni concilianti preferisce quelli taglienti. Sul Tff, non indietreggia di un millimetro. E ricostruisce la vicenda con frasi colorite. Dopo aver ricevuto la lettera di Federico, che e' in sala nella prima fila, ''a luglio ho scritto al Museo - racconta Loach - , chiedendo di reintegrare i lavoratori, di impiegarli soprattutto in maniera diretta e non esternalizzata e di dare loro stipendi giusti. La risposta fu: cercheremo di fare il possibile per trovare una soluzione ragionevole''' ha ricordato il regista in apertura dell'incontro pubblico. ''Ma a novembre, non era ancora successo nulla, non avevano parlato ne' coi lavoratori licenziati ne' coi sindacati. Non avevano tentato in alcun modo di ottenere il reintegro dei lavoratori licenziati. Non era ragionevole almeno parlare? Apparentemente no'', ha detto il regista britannico. ''A questo punto ho scritto che avrei rifiutato il premio. E poi ho detto: 'La merda colpisca il ventilatore'''. Frase che il regista scandisce bene in italiano e che provoca un caloroso applauso.

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